IDEALISTA TROVA CASA ANCHE AGLI IMMIGRATI

dicembre 2017

“Tutti abbiamo il diritto di sentirci a casa”. La pensava così probabilmente anche Goffredo Mameli, quando nel 1847 scriveva il suo inno per un popolo separato da confini e padroni, alla ricerca di una Casa comune. Idealista ora ribadisce quel diritto per i nuovi Fratelli d’Italia, che una Casa comune l’hanno già trovata qui, ma sono anche, più prosasticamente, alla costante ricerca di un tetto.

I protagonisti di un video pubblicato recentemente dal portale di annunci immobiliari hanno radici sparse per il globo, ma ormai si riconoscono (anche) sotto il tricolore e intonano il Canto degli Italiani nelle loro lingue di origine. Il risultato è un “Inno Integrazionale”. Un modo, spiega l’azienda, “per contribuire al dibattito sugli immigrati con una visione umana: persone che aspirano ad avere una vita migliore in un Paese, l’Italia, nel quale sperano di crescere come esseri umani, vivere in famiglia e contribuire alla crescita della nazione e al futuro della società . Hanno scelto l’Italia per essere felici, hanno i nostri stessi sogni e hanno l’Italia nel cuore”.

 

 

Con il suo video, Idealista ha unito buoni propositi e sano realismo. Al “Quo Vadis, casa?”, un tavolo di confronto organizzato lo scorso novembre dal portale, esperti del settore hanno tratteggiato un mercato post crisi dove la domanda abitativa è in profondo cambiamento, “a fronte dei mutamenti sociali, demografici, economici in atto”. Tra le altre cose, nel resoconto si legge che “gli immigrati hanno un impatto sempre maggiore nel settore del credito, alimentano l’affitto e sognano una casa proprio come gli italiani”.

L’istituto di ricerca Scenari Immobiliari stima che il 64,7% degli immigrati vive in affitto, l’8.9% nel luogo di lavoro, il 7,3% presso parenti o altri connazionali, ma il 19,1% è proprietario della sua casa. Gli acquisti, dopo gli anni più duri della crisi, sono tornati a crescere a partire dal 2015. Come scrive Roberta Lancia sul Dossier Statistico Immigrazione, “secondo le proiezioni a fine 2017 le compravendite con uno straniero come acquirente dovrebbero continuare il trend positivo, arrivando a 45 mila transazioni, il 7,1% in più rispetto al 2016, e un fatturato di 4 miliardi di euro, che segnerebbe un incremento annuo dell’8,1%. La quota del comparto sul residenziale totale italiano dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile”, cioè intorno all’8%.

A comprare casa è naturalmente chi vive qui che vivono qui da molti anni e ha raggiunto una certa stabilità economica, indispensabile, tra l’altro, anche per accedere a un mutuo. Un’indagine realizzata da Facile.it e Mutui.it su oltre 3.500 pratiche concluse fra il 1° gennaio 2016 e il 30 giugno 2017, rivela che il 6% dei mutui erogati in Italia è destinato proprio a cittadini stranieri, l’importo medio è di poco superiore a 109.800 euro e serve a coprire il 68% del valore dell’immobile.

È ancora Lancia a sottolineare che “per il lavoratore immigrato l’acquisto di un’abitazione rappresenta non solo l’uscita dall’incertezza dell’affitto, ma anche la possibilità di una maggiore integrazione, agevolando il ricongiungimento familiare, oltre che un vero e proprio investimento, a parità di spesa mensile per il canone. Un traguardo sociale, oltre che strettamente economico”.

Quei dati hanno fatto aprire gli occhi agli operatori del settore più avveduti.

“Ormai contiamo oltre sei milioni di persone tra cittadini stranieri e cittadini italiani di origine straniera, che come tutti non possono fare a meno di una casa. Un’utenza interessantissima e un’opportunità commerciale reale per l’economia di questo Paese” dice a Mixità Vincenzo De Tommaso, responsabile comunicazione di Idealista. “Teniamo presente, ad esempio, che grande mobilità hanno sul territorio, sempre alla ricerca di opportunità e, di conseguenza, di un posto in cui vivere. Consideriamo anche, in prospettiva, che fanno notoriamente fanno più figli”.

Impossibile sapere con precisione quanti, ma sicuramente molti di loro cercano casa (soprattutto in affitto e in condivisione, ma anche in vendita) proprio su Idealista.it, spulciando quotidianamente tra oltre un milione di annunci. “Ce ne siamo accorti ormai da qualche anno, attraverso la nostra pagina Facebook. Tanti nuovi italiani la utilizzano per chiederci direttamente informazioni e orientarsi sul mercato con le loro famiglie. Hanno grande dimestichezza con i social e sono una fetta importante dei 600 mila utenti che ci seguono”.

Oltre che lo spagnolo, l’italiano e il portoghese, lingue dei Paesi nei quali è presente, Idealista parla già tedesco, francese e inglese. In un futuro prossimo potrebbero però farsi capire meglio anche da altre comunità : “Penso ad esempio al milione e duecentomila romeni che vivono qui. Parlare anche la loro lingua è un modo per raccogliere la sfida del futuro” ipotizza De Tommaso.

Inutile dire che su Idealista sono banditi annunci tipo “non si affitta agli immigrati” e, dove non arrivano i controlli interni, danno una mano le segnalazioni di altri utenti. Intanto, una versione cinese del portale realizzata con una partneship internazionale, già permette ai ricchi investitori cinesi di entrare, dalla madrepatria, nel nostro mercato immobiliare. L’attenzione è però puntata soprattutto sugli stranieri in Italia. “Credo sia importante conoscerli meglio, stiamo infatti pensando a una ricerca ad hoc. Vogliamo raggiungerli con una strategia trasversale e multicanale”.

Le agenzie immobiliari sono pronte a cogliere quell’opportunità ? “Già si rapportano con gli immigrati, diciamo che sono in cammino, ma è evidente dove deve arrivare. Se l’Italia cambia pelle - suggerisce De Tommaso - anche le agenzie immobiliari devono farlo, non fosse altro che per l’indotto che questa nuova clientela può garantire. Ovviamente è un percorso da fare sempre in un’ottica di integrazione e avvicinamento reciproco. Il pregiudizio è infatti la distanza che c’è tra noi e l’altro, ma anche tra l’altro e noi”.

Quella distanza sembra azzerata nell’Inno Integrazionale, dove il Canto degli Italiani resta tale nonostante il mix di lingue e tratti somatici differenti dei suoi esecutori, che ormai si riconoscono (anche) sotto il tricolore. “Fare il video ci ha emozionato, metà della nostra azienda è in Spagna e sappiamo bene cos’è la migrazione. Ha emozionato, però, anche tanti altri, raggiungendo 7 milioni di visualizzazioni. Una maggioranza silenziosa che come noi aspira a una società migliore e crede nell’inclusione e nella parità di diritti per tutti”.

Se poi il diritto di sentirsi a casa vuol dire anche farsi aiutare a trovare la casa dei sogni, per Idealista e tanti altri c’è solo da guadagnare.

Mixità

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