UNITED COLORS OF BENETTON SUI BARCONI

giugno 2018

Donne africane in fila, con i loro bambini in braccio o sulle spalle, scendono a terra da una nave che le ha salvate dal mare, sotto lo sguardo di un’operatrice della Croce Rossa. Altri profughi sono ancora ammassati su un gommone, ma ce la faranno: indossano già tutti i giubbotti di salvataggio distribuiti da un operatore della ong SOS Mediterranée, che pattuglia le acque del Canale di Sicilia con l’ormai famosa nave Aquarius. Le foto di Orietta Scardino e Kenny Karpov escono dalle pagine di cronaca per finire su quelle pubblicitarie con il marchio United Colors of Benetton.

A metà giugno, il gruppo di Ponzano Veneto ha acquistato pagine sui maggiori quotidiani per pubblicare quegli scatti, diffondendoli contemporaneamente anche sui suoi canali social senza alcuna riga di commento, brand a parte. Secondo un’ormai rodata tradizione aziendale (qualcuno ricorderà l’omicidio di mafia o il malato di Aids sul letto di morte), che però evidentemente riesce ancora a far parlare di sé, l’attualità deflagra negli spazi patinati della moda, prendendo il posto di modelle e modelli in posa con magliette, pantaloni, gonne e costumi dell’ultima collezione estiva.

È quasi uno spin off della campagna sull’integrazione lanciata all’inizio dell’anno, quando Luciano Benetton è tornato alla guida dell’azienda in crisi, (ri)portandosi dietro Oliviero Toscani, papà degli United Colors, come direttore creativo. In una scuola del Giambellino, a Milano, si erano messe in posa le maestre e una multietnicissima classe di nuovi italiani: “L’integrazione, lo ius soli e lo ius culturae, il meticciato dell’arte e dell’antropologia, della poesia, dell’amore sono gli united colors: uno stile di vita che abbiamo previsto e forse un po’ anche imposto. A difenderlo ci saremo, di nuovo, anche noi”, aveva spiegato il fondatore.

Dopo alunni e alunne, arrivano i disperati dei barconi e i loro salvatori. “La finalità di quella foto è quella che è, non è una campagna, è solamente un annuncio, uno scatto per rendersi conto di quello che sta succedendo, cosa di cui forse non si rendono conto quelli che sono al governo. Non sono un venditore, né voglio fare pubblicità, voglio solo essere un testimone del mio tempo”, ha spiegato stavolta Toscani. Se gli scatti nella scuola non avevano fatto clamore, stavolta le reazioni sono state moltissime, anche feroci, soprattutto sui social: “Stupida propaganda”, “Mettere il marchio su una tragedia umanitaria. Ma che significa?”, “Aprite una fabbrica in Africa e fateli lavorare lì!”…

“Ho fatto vedere ciò che sta succedendo – ha aggiunto Toscani – il problema è che una volta eravamo un Paese di brave persone, eravamo un Paese dell’onestà e della generosità. Noi italiani eravamo conosciuti per questo. Purtroppo questo piccolo benessere, che non è stato neanche a disposizione di tutti, ci ha fatto diventare egoisti e devo dire anche abbastanza ottusi”. Il segretario della Lega Nord-Liga Veneta ha annunciato che non comprerà più magliette Benetton? “Fa benissimo – ha risposto il fotografo – è così brutto che non farebbe neanche una gran pubblicità. C’è ancora tanta gente intelligente che apprezza, c’è ancora tantissima brava gente…”

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