SATISPAY PARLA CINESE E PUNTA AI NUOVI ITALIANI

marzo 2019

Una maxi affissione nel cuore della Chinatown milanese con un messaggio a caratteri cubitali: “便捷支付, 智慧生活”, che vuol dire, più o meno, “Pagamento conveniente, vita intelligente”. A fine febbraio, Satispay ha scelto di lanciare così, in piazzale Baiamonti, la sua campagna Vivi Smart. Un’operazione scattata in concomitanza con altre maxi affissioni in italiano a Milano, Roma e Torino, ma anche con la comparsa negli store online della versione in cinese dell’app di micropagamenti via smartphone. A ciascuno il suo, insomma.

“La comunità cinese rappresenta in Italia una delle più numerose. La nostra è stata una scelta dettata dal fatto che ha una fortissima tradizione commerciale ed imprenditoriale e che, per questo, crediamo possa apprezzare il nostro servizio. Una scelta di business, dunque, ma anche di inclusione per una tipologia di consumatori e imprenditori che si sono dimostrati sempre molto attenti a tutte le opportunità di mercato e che hanno saputo sfruttare già nel proprio Paese d’origine, e portare qui in Italia, la rivoluzione dei pagamenti che sta ora coinvolgendo tutto il mondo”, racconta a Mixità Alberto Dalmasso, co-founder e CEO di Satispay, rivelando che i cinesi d’Italia sono il primo passo, ma tutti i nuovi italiani rappresentano un’opportunità: “Oggi partiamo da qui, con la volontà in futuro di coinvolgere sempre più comunità. Il nostro servizio è utilizzato sempre di più da un pubblico eterogeneo e guardiamo con molto interesse verso questa tipologia di utente, che fa grande uso di dispositivi mobili”.

I numeri contano. Non parliamo solo dei quasi 7 milioni tra immigrati, figli di immigrati e neocittadini, ma di dati ancora più interessanti per il modello di business di Satispay, che collega la app al conto in banca e consente così di scambiare denaro o di pagare un caffè, una cena o quant’altro offrano gli esercizi convenzionati sfiorando lo schermo del proprio smartphone. L’ultimo rapporto Abi-Cespi sull’inclusione finanziaria dice che in Italia 2,7 milioni di conti correnti e oltre 1 milione di carte Iban hanno un titolare straniero, mentre l’osservatorio Etnocom-Doxa rivela che l’82% degli immigrati in Italia ha uno smartphone. Inoltre, quanti dei 600 mila imprenditori stranieri in Italia, buona parte dei quali attivi proprio nel commercio (circa 160 mila) o nella ristorazione (45 mila), potrebbero far diventare le loro attività nodi della rete, che già oggi conta ne conta 70 mila tra fisici e online?

“Viviamo in un momento storico in cui sono gli stessi clienti a dettare le tendenze, per cui le aziende fornitrici di servizi devono conoscere e studiare costantemente le caratteristiche e soprattutto i bisogni dei loro interlocutori, che si dimostrano essere molto reattivi e pronti a passare a competitor più smart, senza pensarci troppo”, spiega il Dalmasso. Satispay, che tra acquisti nei negozi e scambio tra i privati ha transato lo scorso anno oltre 250 milioni di euro, guarda soprattutto agli immigrati più giovani e alle seconde generazioni: “Sono estremamente recettivi rispetto a tipologie di soluzioni digitali che possono semplificare la vita quotidiana e la gestione delle attività commerciali e imprenditoriali. In passato, i primi settori a offrire prodotti finanziari ad hoc per questi clienti sono state le banche, ma oggi il mercato richiede strumenti che guardino all’inclusione finanziaria ed economica, che siano più flessibili e convenienti”.

Parlare la lingua giusta è un buon punto di partenza: “Sicuramente è un elemento fondamentale da tenere in considerazione quando ci si vuole interfacciare con queste tipologie di utenti, perché si tratta a tutti gli effetti di italiani che vivono in due culture diverse. Avere un’app che parla la lingua d’origine è un’ulteriore occasione per semplificare l’accesso ai pagamenti mobile”. Il CEO di Satispay indica, però, anche altre esigenze da soddisfare: “Parte dei nuovi italiani sono clienti informati e ben inseriti nel nostro Paese, che ricercano prodotti finanziari che possano garantire un futuro più sereno per sé e la propria famiglia. Questa è una componente importante da ricordare quando si progetta un servizio veramente inclusivo”. Ecco, allora, comparire nuovi spazi di mercato: “Satispay si sta muovendo proprio per realizzare uno strumento che, partendo dal pagamento, consenta a tutti gli utenti di aderire ad esempio a servizi assicurativi”.

Satispay si pone come un network di pagamento che dà accesso a un mondo sempre più vasto di servizi, dal caffè alle bollette, passando per risparmio e assicurazioni. E se così si semplifica la vita anche agli immigrati, sottolinea chi l’ha ideata, in fin dei conti si fa anche integrazione: “Credo che l’inclusione sociale credo sia fortemente legata anche agli strumenti finanziari, perché abilitano i cittadini all’accesso a beni e servizi di primaria importanza. In passato, la tendenza era quella di offrire al cliente immigrato servizi personalizzati, plasmati su specifiche esigenze e che, sebbene molto utili, creavano una sorta di barriera all’integrazione. Penso che oggi una delle grandi sfide sociali ed etiche sia rappresentata dalla diffusione del digital payment e quindi dalla diminuzione dell’uso dei contanti. Questa sfida coincide soprattutto con la diffusione della consapevolezza che l’uso di questi strumenti di pagamento digitali, migliorano il benessere dell’individuo e dell’intera società, spingendo verso una maggiore efficienza e concorrenza di quei servizi che favoriscono l’inclusione e l’integrazione”.

Mentre Xi Jinping visita l’Italia e si tentano di aprire nuove vie della seta, chissà che campagne come quella apparsa a Chinatown non si trasformino anche in biglietti da visita per l’internazionalizzazione, con i nuovi italiani ambasciatori della app nei Paese d’origine. “Viviamo nell’epoca della globalizzazione economica ma anche culturale, in cui la condivisione di informazioni e di conoscenza rappresenta la vera ricchezza. Così come noi siamo stati investiti dalla rivoluzione asiatica finanziaria – auspica Dalmasso – in futuro potremo esportare il nostro modello all’estero anche grazie alla testimonianza di chi ha potuto usufruire e apprezzare il nostro servizio di pagamento qui in Italia”.

Mixità

< Tutti i post