ORMAI IN ITALIA 1 SU 10 È STRANIERO

febbraio 2019

In una passeggiata ideale per le strade italiane, un incontro su dieci sarebbe con un immigrato: su una popolazione complessiva di 60 milioni e 484 mila persone, 6 milioni e 108 mila non hanno la cittadinanza italiana. A fare i conti, aggiornati al 1 gennaio 2018 (e quindi presumibilmente al ribasso) è il XXIV Rapporto sulle migrazioni presentato lo scorso dicembre dalla Fondazione Ismu a Milano.

Rispetto all’inizio del 2017, la popolazione straniera è aumentata del 2,5%. È cresciuta soprattutto la componente irregolare (+8,6%, 533 mila stranieri senza permesso di soggiorno), la crescita dei regolari è più contenuta, ma i ricercatori la spiegano con il parallelo aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, 147mila nel 2017, una tendenza destinata a durare: “Ismu stima che nel complesso del triennio 2018-2020 i nuovi cittadini italiani saranno tra un minimo di 470 mila e un massimo di 560 mila, mentre nei prossimi dieci anni saranno tra 1,6 e 1,9 milioni”.

L’alta classifica delle provenienze è consolidata e vede in testa oltre un milione di romeni, che sono cittadini europei, ma 71% degli stranieri residenti sono extracomunitari, per un totale 3 milioni e 582 mila. Poco meno di 1,1 milioni proviene da Paesi europei extra Ue,a cominciare da Albania, Ucraina e Moldova, altrettanti dall’Africa, soprattutto da Marocco, Egitto, Nigeria, Senegal e Tunisia, ma con una recente impennata di arrivi da Paesi subsahariani come Guinea (+63% nel 2017), Mali (+30%), Nigeria (+20%), Costa d’Avorio (+16%) e Somalia (+12%).

Su poco più di 23 milioni di occupati, gli stranieri sono oltre il 10%, circa due milioni 423 mila, mentre i disoccupati diminuiscono significativamente in valori sia assoluti (oltre 30 mila in meno), sia percentuali (-7,1%). Gli immigrati sono indispensabili per la nostra economia? “Sono numerosi i riscontri empirici che consentono di rispondere positivamente al quesito”, scrive Ismu e segnala come nel periodo di blocco delle quote di ingresso per lavoro (2011-2017), gli occupati stranieri siano comunque aumentati di 413 mila unità, mentre gli italiani diminuivano di circa 1,4 milioni, caso unico nel panorama europeo. ”La maggior reattività degli immigrati alla crisi è però avvenuta al prezzo di una penalizzazione dei salari lordi, con un incremento del differenziale dal 30 al 40% rispetto agli italiani”, sottolinea il rapporto.

Hanno, infine, poco a che fare con i numeri reali gli ampi spazi dedicati lo scorso anno dai media e dal dibattito pubblico al tema degli sbarchi sulle nostre coste. Fondazione Ismu segnala che “l’elevata rilevanza assegnata alle migrazioni, la loro drammatizzazione e strumentalizzazione, si è registrata in un anno in cui i flussi migratori non autorizzati via mare verso l’Italia sono drasticamente diminuiti” e “il primato degli arrivi di immigrati è passato dall’Italia alla Spagna, dove dal 1° gennaio all’11 novembre 2018 sono arrivati 55 mila migranti (di cui 49 mila via mare e 6mila via terra) rispetto ai 29 mila giunti in Grecia e ai 22 mila sbarcati fino al 19 novembre nel nostro Paese”.

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