NIKE PER LE RAGAZZE CONTRO I PREGIUDIZI

febbraio 2019

“Tutti dicevano che era assurdo. Combattere. Sognare. Ma se non ti fermi davanti a niente, anche un sogno assurdo diventa possibile”. A recitare l’elogio della caparbietà è Bebe Vio, arrivata sul tetto del mondo affondando il fioretto contro avversarie e pregiudizi. L’idea di partire svantaggiate o che il cammino potessere essere più difficile che per altri, non ha mai fermato né lei né le altre campionesse della campagna Nike “Nessuno può fermarci”.

Il “just do it”, stavolta, invita le ragazze a misurarsi nello sport per scoprire fin dove può portarle la loro energia. “Lo sport ci fa diventare autonome e consapevoli delle nostre capacità, ci dà la forza di superare ostacoli che ci sembrano insormontabili. Noi ragazze – assicura la schermitrice – abbiamo un vero e proprio potere tra le mani e unite dobbiamo farci sentire e far capire che i tempi sono cambiati, che è giunta l’ora di prendere in mano il nostro futuro quando vogliamo realizzare i nostri sogni più assurdi”.

Insieme a Bebe Vio, tante altre testimonial, tra le quali è ben rappresentata anche la Nuova Italia. A ispirare anche con Nike le giovani italiane sono la cestista Ilaria Panzera, la motocrosser Kiara Fontanesi, la ballerina Valentina Vernia, la paralimpica canoista e snowboarder Veronica Plebani, la schermitrice Rossella Fiamingo, le calciatrici Sara Gama e Benedetta Glionna, e le Libania Grenot, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo, Maria Benedicta Chigbolu.

Le ragazze dell’atletica hanno radici sparse tra Nigeria, Sudan e Cuba ed è sono le stesse che lo scorso luglio ha regalato all’Italia una medaglia d’oro nella staffetta 4×400 metri ai Giochi del Mediterraneo a Tarragona. Al clamore mediatico suscitato allora da un quartetto di azzurre dalla pelle nera, Chigbolu ha risposto per le rime: “Ci fa piacere essere il simbolo dell’integrazione, ma non ci dovrebbe essere tutta questa attenzione sul colore della pelle. Oggi, nel 2018, non dovrebbe neanche notarsi. Noi non avevamo nemmeno fatto caso di essere quattro nere”.

Sara Gama è capitano della Nazionale e della Juventus campione d’Italia ed è una triestina di padre congolese. La Mattel l’ha trasformata in una Barbie, scegliendola, unica italiana, insieme ad altre 16 “Shero”, fonti di ispirazione per ragazze del futuro. “Ho un’anima interculturale, mia madre è originaria di Pola. Ho vissuto il colore della pelle come un valore aggiunto, per la fisicità che mi ha dato e per l’immagine”, ha raccontato in un’intervista. E la Gazzetta dello Sport titolava: “Prendo a calcio i pregiudizi”.

< Tutti i post