MUSULMANI IN VIAGGIO PER HAJI

luglio 2018

Se ogni viaggio tocca l’anima, per i musulmani è ancora più vero. Insieme a professione di fede, elemosina, preghiere e digiuno, il pellegrinaggio alla Mecca da compiere almeno una volta nella vita, Haji, è infatti un pilastro dell’Islam, obbligo inderogabile per tutti i fedeli.

L’Haji va fatto in un determinato periodo dell’anno e prevede una lunga serie di riti e spostamenti codificati nei secoli, come i sette giri intorno alla Ka’ba, nel piazzale centrale della moschea della Mecca, la veglia nella pianura di Arafat o lapidazione del diavolo a Medina. È un evento di massa che riunisce milioni di pellegrini da tutto il mondo e stavolta il calendario lunare lo farà cadere tra il 19 e il 24 agosto.

Anche dall’Italia, quindi, dove ormai vivono oltre 1,6 milioni di fedeli islamici, partiranno molti pellegrini. Per loro sarà l’occasione della vita di confermarsi bravi musulmani, per chi li aiuterà a realizzare il viaggio sarà anche un’occasione di business. L’ haji, infatti, non è certo roba da turisti fai da te, anche perché è strettamente sorvegliato dalle autorità saudite, custodi delle città sante, che concedono i visti necessari solo attraverso agenzie di viaggio accreditate.

“Dietro ogni viaggio c’è una procedura complessa, con uno scambio di informazioni, richieste e autorizzazioni tra l’Italia e l’Arabia Saudita, che ormai è quasi tutto via internet”, racconta a Mixità Atef El Shamandy, direttore tecnico e titolare della Bengodi Viaggi di Roma, una delle quattordici agenzie accreditate per Haji in Italia. “Noi offriamo pacchetti da tre settimane, con volo, pernottamenti in alberghi di alta categorie o in tenda durante gli spostamenti, pasti, assistenza continua e guide che parlano arabo e italiano”.

El Shamandy è egiziano, ha una laurea in turismo ed è arrivato in Italia trent’anni fa. Dalla sede della Capitale segue i clienti del Centro-sud, mentre per quelli del Settentrione ha aperto una filiale a Reggio Emilia. “Ovviamente non ci occupiamo solo di haji, ma offriamo viaggi e servizi di tutti i tipi e per tutti, questo però è un aspetto particolare del nostro lavoro, perché i clienti sono solo musulmani, tra immigrati, seconde generazioni e italiani convertiti”, sottolinea.

Quanto costa un pacchetto Haji? “Dipende dal tipo di sistemazione, si parte da 4500 euro. Possono sembrare tanti, ma bisogna considerare tutta l’organizzazione che c’è dietro. È una spesa da sostenere una volta nella vita, per un’occasione speciale”. Tra i clienti, non ci sono solo persone che dopo anni di lavoro danno fondo ai risparmi. “Ormai possono permetterlo anche molti giovani e c’è addirittura chi riesce a partire ogni anno. Poi c’è chi fa la humra, cioè un pellegrinaggio in un altro periodo dell’anno, che però non è quello obbligatorio e ha riti diversi, più semplici”.

L’Haji che cade ad agosto faciliterà la vita a chi deve prendersi le ferie. L’esperto El Shamandy vede, però, anche l’altro lato della medaglia: “Considerato che per il pellegrinaggio si cammina molto, bisogna sempre essere in forze. Stavolta, però, dovremo preparare ancora meglio i clienti e fare particolare attenzione a chi è più anziano o ha problemi di salute: ad agosto, alla Mecca, fa davvero molto caldo”.
Mixità

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