MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA SEMPRE PIÙ HALAL

giugno 2018

Peccato? Forse, di gola. Se riuscite a farvene una ragione, buon appetito. I musulmani a tavola hanno ormai un piacere in più: possono gustare la mozzarella di bufala campana senza trasgredire alla dieta imposta dalla loro religione. Merito della certificazione halal conquistata da sempre più caseifici per non lasciarsi sfuggire un mercato enorme: 1,6 miliardi di consumatori nel mondo, 1,6 milioni dei quali sono nuovi italiani.

I numeri sono impressionanti. “Nel 2017 sono stati prodotti circa 11 milioni di chilogrammi di mozzarella di bufala campana halal, pari al 24 per cento del totale. Vuol dire che 1 mozzarella Dop su 4 è destinata a consumatori musulmani. Cresce anche il numero di caseifici certificati, che oggi sono circa 20, pari al 20 per cento degli iscritti al Consorzio di Tutela in tutta l’area di produzione della Dop, cioè Campania, basso Lazio, Capitanata in Puglia e Venafro in Molise”, dice a Mixità Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop e neo presidente dell’Associazione dei Formaggi Italiani Dop e Igp (Afidop).

Questa rivoluzione si è sposata senza problemi con il rigido disciplinare della trasformazione trasformazione tradizionale caratteristica della mozzarella di bufala campana. “Bisogna prendere pochi accorgimenti legati alla natura del caglio che già utilizziamo nella normale caseificazione e nella composizione dei detergenti utilizzati per la pulizia e disinfezione nei locali di produzione, che non devono contenere alcool etilico. Non ci sono altre prescrizioni particolari, se non quelle di diffondere anche ai nostri operatori all’interno delle aziende un minimo di citazione dei requisiti halal”.

Proprio il Consorzio ha stipulato anni fa una convenzione con un ente di certificazione, attivando le procedure e rendendole disponibili ai soci. Nel 2011 è arrivato il primo marchio di “islamicamente corretto. “La notizia – ricorda Raimondo – suscitò subito grande interesse, tanto che, una delegazione governativa indonesiana, in quel periodo in visita istituzionale a Roma, volle effettuare una “tappa” in provincia di Caserta per guardare da vicino la prima realtà casearia bufalina halal”. Oggi quelle mozzarelle girano il mondo e sono da esposizione: lo scorso febbraio, per esempio, erano sugli stand della Gulfood di Dubai, la principale fiera del settore food in Medioriente.

Si punta a un mercato sempre più multiculturale, dentro e fuori i nostri confini. “Le aziende del Consorzio – conferma il Presidente – sono orientate ad una platea di consumatori la più vasta possibile e in questa ottica, vista la peculiarità della dottrina islamica applicata all’alimentazione, è diventato normale avvicinarsi a questi consumatori sia in Italia che all’estero, e per estero, non bisogna allontanarsi tanto dai nostri confini per scoprire che i più grossi mercati dove la certificazione è richiesta sono quello tedesco, inglese e francese vista la multietnicità di quelle società”.

Avvicinare i nuovi italiani a una nostra tradizione ed eccellenza alimentare è un altro modo per fare integrazione? Raimondo non ha dubbi: “La mozzarella di bufala campana può legare e rendere più solidi i nostri rapporti con chi professa la religione musulmana, la nostra buona cucina tradizionale ha molte più cose in comune che ci legano rispetto alle differenze che dividono. E poi, basti pensare alle origini di questo animale e a chi, con molta probabilità, lo ha portato prima in Sicilia e poi successivamente nel Mezzogiorno: gli Arabi intorno all’anno Mille”…

Mixità

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