MAI SENZA SMARTPHONE, NUOVI ITALIANI SEMPRE PIÙ CONNESSI

febbraio 2019

La statua del migrante? Un tempo aveva la valigia, oggi ha il telefonino in mano. Necessariamente connesso a internet, per coltivare relazioni, informarsi e cogliere tutte le opportunità, anche di consumo, che può offrire una vita sempre più digitale.

La riprova è nella sezione “Device e connessione” dell’ultimo Osservatorio Nuovi Italiani Doxa-Etnocom, basato su oltre duemila interviste a consumatori di origine straniera. Svela come abbia uno smartphone l’82% degli intervistati, mentre un altro 15% ha un cellulare tradizionale. Se poi di guarda nelle case agli strumenti condivisi da tutta la famiglia, si scopre che il 40% ha un pc e il 15% il tablet. Tutte porta aperte alla navigazione online. L’Osservatorio scandaglia anche quella, restituendo risultati che disegnano un pubblico esperto: il 79% degli intervistati svolge, infatti, almeno un’attività online: il 73% legge le mail, il 69% cerca informazioni utili, il 58% si orienta per gli acquisti facendo ricerche che riguardano i prodotti desiderati. Intanto, scambiano messaggini (il 96% usa Whatsapp o altre app di instant messaging), usano i social (Facebook è al 74%), guardano video su YouTube (71%).

Appurata questa passione per gli smartphone, Doxa ed Etnocom sono volute entrare anche nel dettaglio dei marche preferite dai Nuovi Italiani. A spartirsi oltre la metà dei questo mercato sono Samsung, in tasca al 35% degli intervistati, e Huawei, che arriva al 21%. Seguono, ben distaccati l’iPhone della Apple (9%) e i device LG e Nokia (entrambe i brand sono intorno a quota 8%). Il dettaglio per fasce di età e per singole comunità, che pure è contenuto nell’Osservatorio, svela altre distribuzioni interessanti. Per esempio, tra i cinesi d’Italia, ad andare per la maggiore non è Samsung, ma Huawei, una scelta di bandiera che dimostra l’importanza di segmentare il target “nuovi italiani” in tutte le sue declinazioni. Considerati complessivamente, comunque, sono milioni di consumatori che produttori e distributori farebbero bene a corteggiare.

“Siamo davanti a un target assolutamente interessante, soprattutto per il mercato degli smartphone, evidentemente indispensabili per questi consumatori. Hanno bisogno di comunicare e di mantenere legami sia personali sia culturali con il loro mondo: chiamare o videochiamare parenti e amici, sfruttare una rete di conoscenze e quindi di aiuto qui in Italia, seguire cosa sta succedendo in patria o cercare informazioni nella propria lingua”, commenta per Mixità Luca Pellegrini, ordinario di marketing e preside della facoltà di Comunicazione, media e pubblicità della IULM di Milano. “Quei numeri dovrebbero spingere il mercato a rispondere, sia sul piano dell’hardware sia sul quello dei servizi. Non basta il telefonino adatto alle tasche di questi consumatori, è importante anche quello che c’è dentro, come per esempio i sistemi di micropagamento diffusissimi in certi Paesi africani”.

Produttori e distributori hanno capito l’affare? “Probabilmente ne sono coscienti, ma da qui ad agire di conseguenza il salto è grande. È un po’ come accade con i consumatori single: tutti sanno che sono tantissimi, però sugli scaffali propongono solo confezioni formato famiglia. Bisognerebbe interrogarsi su che tipo di smartphone si adatta alle esigenze e al modo di utilizzo di un consumatore non occidentale. La grande distribuzione di elettronica di consumo ha un’offerta così variegata da poter intercettare la domanda, ma dovrebbe fare uno sforzo di comunicazione, ad esempio formando il personale a interagire con questo pubblico o, giocando di sponda con una componente multietnica del personale che possa fare da interfaccia”.

L’esperto di marketing immagina anche promozioni in lingua, per esempio un volantino in cinese che la grande catena potrebbe distribuire nei quartieri dove la comunità è più presente. “Al di là di essere un aiuto per chi non sa bene l’italiano, iniziative di questo tipo sono un elemento di attenzione, un modo per dire: ‘ho pensato a te’. E possono attirare questo pubblico nel negozio fisico, anziché spingerlo a comprare online perché lì non trova barriere di comunicazione”. Online, d’altro canto, sono più semplici azioni dedicate ai nuovi italiani, dalle campagne in lingua con targetizzazione sui social a veri e propri siti o sezioni di sito per questa o quella comunità. “Tutte le iniziative utili, anche se l’attuale congiuntura rischia di spingere le aziende a non enfatizzarle. Eppure – ammonisce il prof. Pellegrini – non dedicare la giusta attenzione a pubblici multiculturali si trasforma in un boomerang economico, come dimostrano la vicenda di Dolce e Gabbana in Cina o l’enorme eco che ha avuto recentemente il video della signora cinese insultata da un commesso in un ipermercato di Monza”.

Nell’attesa che il settore impari a usare bene il marketing multiculturale, gli immigrati piegano alle loro esigenze le nuove potenzialità della tecnologia che si portano quotidianamente dietro. E se lo smartphone li aiutasse anche a diventare italiani? È la lampadina che ha spinto il 35 enne italo albanese Ermir Lushnjari a creare Caj Mali (letteralmente “Tè di montagna), una app gratuita dedicata a chi vuole prendere la cittadinanza tricolore. Svela i requisiti, le procedure, gli indirizzi utili e i moduli da utilizzare, permette di controllare l’iter della propria pratica e anche di scaricare i fac simile dei solleciti da inviare alla Pubblica Amministrazione. Se poi si hanno dubbi, ecco un pulsante per contattare via whatsapp il servizio di assistenza. “Una cosa semplice e utile, proprio come un tè di montagna”, spiega a Mixità il suo inventore, che vive a Verbania ed è praticante avvocato presso uno studio legale.

Arrivato in Italia da ragazzo alla fine degli anni ‘90 (“Entrai irregolarmente, al tempo non potevo fare diversamente, ma è una cosa per la quale chiedo scusa”, ci tiene a sottolineare), Lushnjari sa cosa vuol dire districarsi tra norme e burocrazie decisamente complicate. “L’idea dell’app è nata navigando su un sito dove alcuni esperti legali davano risposte troppo stringate, allora ho iniziato a rispondere io usando i commenti Facebook. Tantissimi mi hanno contattato via Messenger e ho capito che sulla cittadinanza c’era un gap informativo enorme. Allora ho fatto una piccola indagine di mercato, ho creato e organizzato i contenuti e mi sono rivolto a un tecnico per trasformarli in una app”.

Caj Mali parla italiano: “Nei testi mi sono sforzato di essere estremamente chiaro, li ho fatti leggere ai clienti stranieri dello studio e ho raccolto i loro suggerimenti. Voglio che siano accessibili a tutti e a quanto pare funziona: l’app è stata già scaricata da migliaia di persone sparse tra Italia e una sessantina di altri Paesi del mondo”. Qualche mese fa Lushnjari è stato invitato a Tirana dal ministro della Diaspora albanese proprio per parlare della sua creazione. Ora ragionerebbe volentieri con sponsor che, probabilmente, non tarderanno ad arrivare. Negli ultimi anni le richieste di cittadinanza italiana viaggiano a ritmi di duecentomila l’anno. Tutti quegli aspiranti italiani, potete giurarci, hanno in tasca uno smartphone.

Mixità

< Tutti i post