L’INPS INSISTE: “SERVONO PIÙ IMMIGRATI”

luglio 2018

Pensare al futuro” con “consapevolezza demografica”, tenendo cioè conto di cosa e di chi ha bisogno un Paese che invecchia e che quindi rischia di non riuscire più a pagare le pensioni. È l’invito del presidente dell’Inps Tito Boeri ai nuovi inquilini del Parlamento e di Palazzo Chigi, ribadito a inizio luglio nella relazione che accompagnava il Rapporto Annuale dell’Istituto. Anche a costo di scontentare qualcuno, l’economista ha chiarito che l’Italia non può andare avanti senza immigrati .

“Tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna contrastare l’immigrazione irregolare. Bene, ma si dimentica un fatto importante: per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare. Tanti – ha ricordato Boeri – i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell’assistenza alle persone non-autosufficienti, tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere. Nel lavoro manuale non qualificato sono oggi impiegati il 36% dei lavoratori stranieri in Italia, contro solo l’8% dei lavoratori italiani e lo Skills Outlook dell’Ocse segnala una forte polarizzazione nella domanda di lavoro, con richieste di personale sia altamente qualificato che addetto a mansioni ai livelli più bassi della scala retributiva. Dunque c’è una forte domanda di lavoro immigrato in Italia”.

Eppure, le frontiere sono chiuse. “In presenza di decreti flussi del tutto irrealistici – ha ammonito il presidente dell’Inps – questa domanda si riversa sull’immigrazione irregolare degli overstayer, di chi arriva in aereo o in macchina, non coi barconi ma coi visti turistici, e rimane in Italia a visto scaduto. Pensiamo al caso dei lavoratori domestici. La domanda di colf e badanti delle famiglie italiane è in costante aumento alla luce anche dell’incremento tendenziale del numero di persone non-autosufficienti”.

Senza nuovi decreti flussi con quote per colf e badanti (l’ultimo risale 2011), i domestici extraue iscritti Inps diminuiscono, un calo non compensato, se non in minima parte, dall’aumento dei lavoratori comunitari o italiani. Appena, però, “c’è un provvedimento di regolarizzazione del lavoro nero (come nel 2008-9 o nel 2012), il numero di colf e badanti extracomunitarie si impenna, a dimostrazione del fatto che questi lavori continuano a essere richiesti, ma vengono svolti senza versare i contributi sociali. Anche la storia di Paesi a immigrazione non recente come la nostra – ha sottolineato Boeri – ci insegna che quando si pongono forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa”.

È tempo, insomma, di riaprire le porte all’immigrazione regolare. L’alternativa, fa paura: “Il declino demografico è un problema molto più vicino nel tempo di quanto si ritenga. Ai ritmi attuali, nell’arco di una sola legislatura, la popolazione italiana, secondo scenari relativamente pessimistici, ma non inverosimili, potrebbe ridursi di circa 300.000 unità. E’ come se sparisse una città come Catania. Dimezzando i flussi migratori in cinque anni perderemmo, in aggiunta, una popolazione equivalente a quella odierna di Torino, appesantendo ancora di più il rapporto fra popolazione in età pensionabile e popolazione in età lavorativa. Azzerando l’immigrazione, secondo le stime di Eurostat, perderemmo 700.000 persone con meno di 34 anni nell’arco di una legislatura”.

Mixità

< Tutti i post