LA NUOVA ITALIA TUTTA D’ORO

luglio 2018

Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Boaheng Lukudo, Libania Grenot. I nomi delle quattro ragazze d’oro della nostra atletica sono stranieri solo per chi ragiona in bianco e nero. Le vincitrici della staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo a Tarragona hanno i volti e le storie della nuova Italia, per la quale non conta da dove siete arrivati tu o i tuoi genitori, ma la maglia azzurra che indossi oggi e fino a dove potrai portarla domani.

L’hastag #primaleitaliane ha accompagnato sui social la foto che ritrae le quattro atlete insieme dopo la gara, in posa da Charlie’s Angels e con alle spalle il tricolore e ha animato per qualche ora anche il dibattito politico, incassando però applausi, ci mancherebbe, da tutto l’arco parlamentare. Fatto sta che quelle quattro italiane con radici afro e caraibiche fanno saltare ancora una volta in aria il concetto di “patria”, da terra dei padri a terra del cuore.

“Non mi aspettavo tutto questo. Non mi sento diversa, sono italiana e basta. Ci hanno definito la risposta a Pontida: io non posso essere una risposta. Mi fa piacere che venga fuori l’immagine dell’atletica italiana”, ha commentato Chigbolu, 28 anni, che è in pista per ius sanguinis: suo nonno Julius fu finalista di salto in alto alle Olimpiadi di Melbourne del 1956, prima di guidare la Federazione Nigeriana di Atletica. Dalla Nigeria, il padre di Maria Benedicta è arrivato a Roma, dove lei è nata, è cresciuta e si è allenata fino a vincere il bronzo europeo della 4×400 nel 2016 e segnare il primato italiano con la staffetta azzurra ai Giochi di Rio.

È nata invece ad Aversa, ma è cresciuta a Modena, Raphaela Boaheng Lukudo, 24 anni, figlia di immigrati sudanesi. Studia scienze motorie dopo un diploma al liceo artistico e non ha abbandonato la passione per disegno e foto. Oggi si allena a Roma alla Cecchignola, il centro sportivo dell’esercito, del quale indossa la divisa come la sua compagna Maria Benedicta.

Folorunso, 22, è nata in Nigeria e cresciuta a Fidenza, studia medicina e vuole diventare pediatra. Per avere la cittadinanza italiana ha dovuto aspettare il 2013 e così per pochi giorni non è riuscita a correre il Mondiale under 18 in maglia azzurra. Si è consolata, poi, con tanti primati, fino agli ori di Europei under 23 e Universiadi 2017 e al record italiano al coperto conquistato quest’anno nella 4×400 ai Mondiali indoor.

La più titolata del gruppo è la veterana Grenot, 35. Nata a Cuba, ha indossato la maglia con la stella e le strisce fino ai mondiali, prima di diventare italiana per amore nel 2006, grazie al matrimonio col suo Silvio. Qui dopo un breve stop è tornata alla sua passione, conquistando, tra altri, i primati italiani sui 200, i 400 e la 4×400, due ori europei nei 400 e una finale olimpica, sempre nei 400, a Rio.

“Ci fa piacere – è sempre Chigbolu a parlare – essere il simbolo dell’integrazione, ma non ci dovrebbe essere tutta questa attenzione sul colore della pelle. Oggi, nel 2018, non dovrebbe neanche notarsi. Noi non avevamo nemmeno fatto caso di essere quattro nere”. Le ragazze d’oro hanno vinto la staffetta in 3 minuti, 28 secondi e 8 centesimi. Sono i tempi, velocissimi, della nuova Italia. Chi vuole almeno restare in gara si dia una mossa.

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