IL NORDEST HA PAURA DEGLI IMMIGRATI (SE VANNO VIA)

maggio 2018

Padova, Germania. Sul fronte dell’occupazione, nel cuore del Nord Est si torna a viaggiare a ritmi teutonici. La macchina, però, si fermerebbe se gli immigrati dall’Est Europa, che oggi la mandano avanti, se ne tornassero a casa, dove pure l’economia sta crescendo molto. “Senza di loro resteremmo in piedi?“, chiede il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio.

Si parte da un’analisi di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, che ha incrociato i dati Eurostat, con quelli di Veneto Congiuntura e dell’Istat. In Veneto il tasso di disoccupazione si attesta al 6,3%, all’incirca sui livelli tedeschi, oltre che di Lombardia (6,4%) ed Emilia Romagna (6,6%). Nella provincia di Padova, le assunzioni nel 2017 hanno riguardato 88.545 lavoratori italiani e 29.175 stranieri, con un saldo occupazionale positivo tra nuovi contratti e cessazioni di 6.370 posti di lavoro (4.370 destinati a cittadini italiani, 2.000 a stranieri).

Se però si va oltre i confini italiani e si guarda a est, si scopre che il tasso di disoccupazione in Romania è al 4,6%, in Ungheria al 3,9% e in Repubblica Ceca al 2,3%. Nel 2017 l’Istat ha contato 30.797 cittadini romeni residenti in provincia di Padova, pari al 25,8% della comunità straniera in totale. Ed è chiaro che è una loro eventuale fuga a preoccupare il sistema produttivo locale, visto che gli ungheresi sono appena 185 persone, pari allo 0,20%, e i cechi 76, lo 0,08%. “In certi settori, come edilizia e costruzioni, ci sono lavori che sono svolti esclusivamente da manodopera straniera, perlopiù dell’Est Europa”, dice Valerio, che nella sua JVP sas produce pavimenti tecnici sopraelevati e in passato ha anche coordinato le imprese edili di Confapi Padova.

“Cosa accadrebbe se queste stesse persone rientrassero nei loro paesi d’origine, dove, oggi, esiste quell’offerta di lavoro che ieri mancava? Sono nazioni in cui il tasso di crescita demografica è sensibilmente più alto del nostro – 1,53 nascite per donna in Repubblica Ceca, 1,52 in Romania, 1,44 in Ungheria, solo 1,37 in Italia – ed è anche questo un elemento che vale la pena di considerare: se in questi paesi la popolazione cresce, per forza aumenta anche la necessità di manodopera interna, con il “rischio” di depauperare ulteriormente la forza lavoro presente in Italia”, prevede il presidente di Confapi Padova,

“Per cui mi chiedo: chi svolgerà certi compiti, visto che, come testimoniano proprio le analisi svolte negli scorsi mesi dal nostro centro studi Fabbrica Padova, non solo i nostri giovani non vogliono più fare gli operai, ma le stesse scuole non formano più i ragazzi ed è aumentata a dismisura la distanza tra la domanda delle imprese e l’effettiva offerta di forze lavoro? So che il tema è scomodo e può non piacere, ma credo che vada affrontato con più programmazione e meno demagogia”, conclude Carlo Valerio. A chi fischiano le orecchie?

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