I VERI AUSTRALIANI? GLI IMPRENDITORI IMMIGRATI

novembre 2018

In Iran Hamid Ranjbarian aveva due erboristerie, ma quando non si è sentito più al sicuro è fuggito con la sua famiglia prima in Indonesia, poi in Australia, dove ha ottenuto asilo e ha ricominciato da capo. “Ho fatto lavori di ogni tipo nei cantieri edili, in una carrozzeria e come guardia giurata. Sapevo, però, che gli iraniani hanno una buona reputazione per tinteggiature di qualità e così ho avviato un’attività tutta mia”, racconta.

Carla Spetic è arrivata in Australia da bambina, nel 1993, fuggendo dalla guerra che devastava la sua Croazia. Oggi è una stilista con clienti in tutto il mondo: “Mia madre – ricorda – lavorava sodo, ma non poteva sempre permettersi i vestiti che desideravo, ho sempre sognato un grande guardaroba. Il mio amore per la creatività mi ha spinto a studiare moda a Sydney, e dopo non molto ho creato la mia prima linea”.

Il colombiano Lorenzo Perafan si è trasferito in Australia dopo la laurea, si è specializzato in telecomunicazioni, ma quel lavoro gli andava stretto. Ha preferito mettere insieme le sue radici con la passione degli australiani per il caffè: “Mio padre mi ha suggerito di parlare con una tribù indio del nord della Colombia, i Kogi, e convincerli a esportare il caffè coltivato nella foresta vergine”. È nata così la Kogi Coffee.

Quest’anno Ranjabarian, Spetic e Perafan sono i testimonial di una campagna delle assicurazioni CGU dedicata agli imprenditori di origine straniera, intitolata “Australian as it gets”, che suona un po’ come: “Più australiano di così si muore”. È partita con un rapporto statistico, secondo il quale ben 620 mila piccole imprese del continente, un terzo del totale, sono guidate da immigrati e danno lavoro a 1,4 milioni di persone. Il 36% di questi imprenditori crede che il suo background culturali abbia rappresentato una marcia in più, il 52% si è messo in proprio per guadagnare una maggiore indipendenza, il 47% conta di aumentare il fatturato nei prossimi 5-10 anni.

Più che i numeri, però, colpiscono le storie di questi imprenditori, trasformate anche in video. Ed ecco allora, per esempio, l’arrivo in Australia di Ranjbarian, le sue difficoltà con l’inglese, da imparare a scuola o sui libri della sua bambina. Ecco, ancora, la ricerca di lavoro, i no, i sì, un nuovo mestiere. Quindi la decisione di fare il grande salto, un furgone con il proprio marchio, un’altro… Cosa c’è dietro? “Grinta”, “Duro Lavoro”, “Resilienza”. Il faccione sorridente del tenace iraniano. “Più australiano di così”… Una delle più grandi nazioni di immigrazione del mondo si riconosce, insomma, in chi la costruisce ogni giorno.

“Noi crediamo che essere australiano non è solo questione di dove sei nato. Mentre nel mondo crescono i sentimenti anti-immigrati, CGU ha fatto questa ricerca per raccontare la storia vera. La storia – spiega la compagnia assicurativa – di tanti piccoli imprenditori immigrati di successo, laboriosi e innovativi, della loro attitudine al ‘si può fare’ e dell’impatto positivo che hanno per l’Australia”.

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