FARMACI DA BANCO E NUOVI ITALIANI

novembre 2018

“Il mal di testa non sempre parla italiano”… Il gruppo Angelini ha annunciato così, un paio di anni fa, l’introduzione del primo foglietto illustrativo multilingue nel mercato dell’automedicazione in Italia, un codice QR stampato sulle confezioni di Moment e di altri prodotti a base di ibuprofene e naprossene che consente di accedere alle informazioni in 10 lingue, compresi il cinese, l’arabo, l’ hindi-urdu, il russo e lo spagnolo. “I farmaci a base di ibuprofene e naprossene sono tra le soluzioni di automedicazione più utilizzate in Italia per la gestione del mal di testa”, spiegava allora Maurizio Chirieleison, Direttore Generale della Divisione Consumer della multinazionale farmaceutica. “Ci auguriamo che questo servizio possa contribuire a favorirne un utilizzo corretto, anche tra tutti coloro che non possiedono una perfetta padronanza della lingua italiana e si rivolgono alle farmacie del nostro Paese per trattare questo disturbo molto diffuso”.

Un’attenzione particolare, giustificata anche dai numeri. Secondo l’Osservatorio Doxa Etnocom 2018, il 76,5% dei nuovi italiani acquista farmaci da banco, soprattutto nelle farmacie (62%), meno in parafarmacie (9%) e supermercati (6%). I farmaci più consumati sono antidolorifici (acquistati abitualmente dal 66% del campione), antipiretici (52%) e farmaci contro tosse e mal di gola (44%), seguono colliri (16%), antiacidi e digestivi (15%) e vitamine e altri integratori (10%). Se si considera che nel 2017 il mercato dei farmaci da banco in Italia ha raggiunto i 6,4 miliardi di euro, è evidente che il contributo degli immigrati, dei loro figli e dei neocittadini italiani, circa 7 milioni di persone, non può passare inosservato.

Lo scorso maggio Chirieleison è stato confermato alla presidenza di Assosalute, l’Associazione Nazionale farmaci di automedicazione che riunisce tutti i big del settore, come Angelini, Bayer, Sanofi, Pfizer. In questa veste istituzionale, commenta per Mixità i dati dell’Osservatorio. Per i produttori di farmaci da banco, i nuovi italiani sono un pubblico importante con il quale relazionarsi? “Mi faccia dire con una battuta che i virus di stagione e non guardano proprio in faccia a nessuno! Colpiscono tutti, a tutte le latitudini e in tutti i Paesi”, ricorda Chirieleison. “Certamente i cittadini di origine italiana come quelli stranieri ricorrono ai nostri farmaci per gestire i sintomi dell’influenza, curare la tosse o alleviare il fastidio di un mal di schiena. L’importante è che lo facciano con consapevolezza e responsabilità, leggendo sempre il foglietto illustrativo e chiedendo consiglio al proprio medico curante o al farmacista in caso di dubbio”.

Il presidente di Assosalute concorda che questi utenti potrebbero avere esigenze particolari.
“Una prima difficoltà, soprattutto per gli immigrati di prima generazione che sono da meno
tempo nel nostro Paese, potrebbe essere la lingua. Tuttavia, i foglietti illustrativi dei farmaci di automedicazione sono scritti in modo semplice proprio perché sono pensati per un uso autonomo in sicurezza. E poi, a differenza di altri Paesi , la capillarità del sistema di distributivo dei farmaci (farmacie, parafarmacie e corner della GDO) consente di chiedere consiglio al farmacista in caso di dubbi. Potrebbe capitare infatti che un principio attivo sia commercializzato in un altro Paese con un brand diverso rispetto all’Italia. Inoltre, in prima battuta, il farmacista è in grado di prendere in carico la descrizione di un certo disturbo e dispensare il farmaco senza ricetta adeguato suggerendo, infine, di rivolgersi al medico nel caso in cui il disturbo non venga risolto o persista dopo alcuni giorni di trattamento”. Molti, forse, controlleranno anche su internet… “Tuttavia se spesso il web può essere d’aiuto, sempre comunque meglio chiedere ai professionisti sanitari!”

Qualche anno fa, in collaborazione con Unione Nazionale Consumatori e Federfarma,
Assosalute ha distribuito in tutte le farmacie d’Italia un pieghevole multilingue per spiegare
proprio agli stranieri le regole per un utilizzo corretto e responsabile dei farmaci da banco.
“Quella iniziativa – ricorda Chirieleison – fu molto apprezzata e non escludiamo per il futuro azioni di informazione e comunicazione sul corretto utilizzo dei farmaci o sulla corretta gestione dei piccoli disturbi che tengano conto anche delle esigenze degli stranieri che vivono nel nostro Paese. Come Associazione di categoria non ci occupiamo di operazioni di commercializzazione che interessano nello specifico le aziende ma siamo aperti a tutte le iniziative che favoriscano un affermarsi consapevole della gestione autonoma e responsabile delle scelte di salute e benessere delle persone”.

Pare chiaro, comunque, che anche con l’automedicazione è meglio non fare tutto da soli. Foglietti illustrativi e vademecum multilingue non potranno mai sostituire il consiglio del farmacista. “I cittadini di origine straniera costituiscono una fetta importante degli utenti della farmacia, che è pronta a rispondere alle loro esigenze specifiche, dai problemi di comprensione linguistica alle difficoltà per accedere ai servizi del Ssn. Il farmacista può offrire un valido aiuto per risolvere questi problemi, assicurandosi che il cittadino straniero abbia realmente compreso come prendere un farmaco o cosa fare per prenotare una visita specialistica”, commenta Marco Cossolo, presidente di Federfarma, organo di rappresentanza di oltre 16 mila farmacie private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale.

“Il farmacista – sottolinea Cossolo – gioca un ruolo fondamentale per quanto riguarda l’automedicazione, trattandosi di farmaci senza prescrizione e quindi senza intermediazione da parte del medico. Nel fornire consigli sull’utilizzo dei farmaci da banco, il farmacista deve prestare particolare attenzione a cogliere l’esistenza di eventuali errate convinzioni legate alla diversità culturale, per sfatarle e favorire una corretta e sicura somministrazione del farmaco”. Un impegno rinnovato con l’avvento della “farmacia dei servizi”, dove non si va solo ad acquistare farmaci: “Lo sviluppo della farmacia dei servizi punta soprattutto sull’educazione sanitaria e sulla prevenzione. Lo dimostrano le campagne promosse da Federfarma a livello nazionale – DiaDay e Abbasso la pressione! – che costituiscono un’occasione per coinvolgere su grandi temi di salute anche persone poco avvezze a frequentare la farmacia. La prevenzione in farmacia è utile anche per andare incontro alle esigenze di salute di coloro che, come gli immigrati, spesso vivono in difficoltà economiche: consigliare corretti stili di vita o un farmaco meno costoso può aiutare a curarsi risparmiando. Infine – segnala Cossolo – la farmacia può favorire l’integrazione sfatando i pregiudizi diffusi tra i cittadini italiani, che accusano gli stranieri di portare malattie nel nostro Paese”.

Anche Federfarma si dice disponibile, attraverso la sua rete, “a promuovere campagne rivolte alle comunità straniere, qualora le Autorità istituzionali ne ravvisassero la necessità” e cita ad esempio una campagna di informazione sui medicinali equivalenti “#ioequivalgo”, promossa da Cittadinanzattiva-Tribunale Diritti del Malato, con l’obiettivo tra l’altro di favorire la diffusione di una cultura del farmaco equivalente anche tra le principali
comunità di immigrati presenti nel nostro Paese. “Le farmacie – ricorda Cossolo – hanno distribuito un opuscolo redatto in diverse lingue, tra le quali l’arabo, il bengalese e il tigrino”.

Se relazionarsi con i nuovi italiani fa ormai parte del bagaglio professionale dei farmacisti, c’è da stupirsi di fronte al corso di formazione a distanza “Il farmacista in una società multietnica e multiculturale” proposto dalla società di formazione e comunicazione scientifica Fenix di Pavia. Questi gli argomenti principali: immigrazione e società multiculturale; assistenza sanitaria ai cittadini extracomunitari; nuova epidemiologia: patologie ri-emergenti; aspettative di salute e di cura in società multietnica; stili di vita; comunicazione con culture diverse.

“La farmacia è una struttura sanitaria di primo livello alla quale gli immigrati si rivolgono spesso, anche perché più facili da raggiungere per la capillarità sul territorio”, spiega a Mixità il medico Giuseppe Maso, responsabile scientifico del corso e docente di Medicina di Famiglia all’Università di Udine. “Purtroppo spesso ci arrivano con problemi di salute in fasi critiche, perché molti di loro non sono abituati alla prevenzione e quindi a fare esami quando stanno bene. Anche su questo aspetto il rapporto col farmacista può fare molto”. Di qui la necessità di una formazione ad hoc che insegni anche a riconoscere le differenze: “Un paziente asiatico ha più spesso problematiche diverse rispetto a un africano, poi pesano anche le differenze religiose ad esempio sulla questione femminile e sulla salute riproduttiva”.

Altro tema importante, segnala il professor Maso, è quello delle badanti. “Solo loro che acquistano i farmaci per gli assistiti e nel caso di farmaci senza obbligo di prescrizione scelgono anche cosa acquistare. Saper comunicare bene con loro, il più delle volte donne straniere, diventa indispensabile. Forse col tempo tutte queste complessità si andranno ridimensionando, ma attualmente siamo in una lunga fase di transizione e il farmacista resterà una figura di riferimento fondamentale”.

Mixità

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