E IL DECRETO SICUREZZA LASCIÒ A PIEDI I ROMENI

febbraio 2019

Sanzioni salatissime, auto sequestrate, altre spese e burocrazia. Con conseguenti proteste diventate un caso diplomatico. Non è stato indolore né è passato in sordina il giro di vite introdotto dal decreto Sicurezza per colpire chi, grazie a una targa straniera, guidava in Italia risparmiando su bollo e assicurazioni, spesso infischiandosene di autovelox e divieti, “tanto la multa chissà se e quando arriva”.

Il Codice della strada, ora, parla chiaro: “È vietato, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni, circolare con un veicolo immatricolato all’estero”. Per i trasgressori sono previste multe da 712 a 2848 euro, l’auto viene sequestrata e a quel punto ci sono solo due possibilità: chiedere un foglio di via e (ri)portarla all’estero oppure reimmatricolarla con una targa italiana. Se non si fa né l’una né l’altra cosa entro 180 giorni, il sequestro si trasforma in confisca.

L’hanno chiamata norma “anti furbetti”, dipingendo spesso questi ultimi come ricconi con supercar invisibili al fisco e alle casse dei Comuni che le multavano. Quella stessa norma ha però messo in crisi molti immigrati (sono 3 milioni quelli con una patente valida in Italia) che si erano portati qui auto normalissime, magari neanche messe tanto bene, acquistate in patria. I più colpiti, per forza di numeri (la comunità supera il milione di presenze) e agevolezza del viaggio, sono stati i guidatori romeni.

Chi non è stato già fermato, multato e lasciato a piedi, ha preferito giocare d’anticipo, o rispedendo l’auto in patria con una bisarca, oppure avviando le pratiche per la reimmatricolazone. In questo caso, si è dovuto accollare file infinite davanti a sportelli della Motorizzazione impreparati a un simile boom di richieste, un gran numero di pratiche e comunicazioni varie finora note solo agli importatori professionisti e, soprattutto, costi tutt’altro che popolari. Un bel salasso di inizio anno che si sommerà al pagamento del bollo e alla stipula di una nuova Rca a tariffe italiane. Disagi e proteste della comunità hanno spinto l’ambasciatore di Romania a chiedere un incontro col governo italiano. La nuova norma, però, non è cambiata.

“Per colpa di pochi dovrebbero rimetterci in tanti, un’intera popolazione. Siamo pronti per primi a combattere e sensibilizzare coloro che non rispettano le leggi italiane, siamo pronti nel dire che molti sbagli sono stati fatti con la gestione “leggera” delle autovetture, ma vogliamo essere trattati come tutti gli altri”, ha scritto Eugen Terteleac, presidente dell’Associazione Romeni in Italia, in una lettera indirizzata al premier Conte, ai vice Di Maio e Salvini e al ministro dei trasporti Toninelli. Tra le altre cose, Tertelac ha puntato il dito contro le assicurazioni italiane, che imporrebbero ai romeni premi più alti (spingendoli, quindi, ad assicurarsi in patria) e ha paventato che gli stagionali romeni, in Italia con le loro auto per pochi mesi l’anno, ora preferiranno lavorare in nero.

L’Associazione dei Romeni in Italia ha anche lanciato una controproposta: “Modificare la legge sulla sicurezza e di inserire una tassa simbolica, un bollo obbligatorio per le autovetture con targa straniera che entrano sul territorio italiano”. Una soluzione, sostengono, che “va verso l’integrazione, verso il voler essere tutti insieme contro l’illegalità, ma anche tutti messi nelle stesse condizioni di poter essere italiani”. La risposta del governo? Non pervenuta.

Mixità

< Tutti i post