CUCINA ETNICA, PASSIONE ITALIANA

gennaio 2019

Dentro e fuori casa, si mangia sempre più etnico. Stavolta non parliamo (solo) di immigrati che si sono portati dietro le tradizioni culinarie dei Paesi d’origine, ma di quel 56% di italiani che dice di amare almeno una tra le principali e più famose cucine “degli altri”, e di quel 49% che tra queste ne individua almeno una come alternativa alla cucina italiana.

I dati arrivano da una ricerca presentata la scorsa primavera di Nielsen, che ha individuato proprio nell’apertura verso nuove culture culinarie (in un anno i consumi etnici sono saliti del 9% di valore e del 13% di volumi), uno dei trend più interessanti. Sul podio delle cucine più amate salgono la cinese (23%), la giapponese (21%), e la messicana (21%), in cima alla classifica, ma con la messicana in testa e la cinese al terzo posto, anche tra quelle considerate la migliore alternativa all’italiana.

Abbandonati i pregiudizi, gli italiani sanno dare un’etichetta a ogni cucina etnica. Ecco, allora, che quella giapponese è considerata la più trendy, quella messicana la più saporita, quella africana la meno trasversale, quella cinese la più economica, quella turca la meno raffinata e quelle del sud est asiatico le meno saporite.

La scelta cambia anche in funzione delle occasioni di consumo. Per una cena romantica o tra amici, per esempio, vince la cucina giapponese, per un pasto rapido e veloce quella turca. E la domenica? Non si discute, si mangia italiano. Nulla di strano, anche speculare rispetto a quanto registrato da Etnocom e Doxa tra gli immigrati, che se il resto della settimana mangiano abbondantemente all’italiana, nel week end tornano ai piatti delle loro tradizioni.

Tornando al totale della popolazione italiana, Nielsen rivela che il 64% ha mangiato fuori casa
negli ultimi 3 mesi e, tra questi, il 42% ha mangiato etnico: 14 milioni di persone. Per il 24%, 3,3 milioni, si tratta di un consumo regolare, con una frequenza media di 1,6 volte a settima. In generale, il 35% degli italiani sceglie sia ristoranti italiani che etnici, ma a addirittura per il 17% mangiare fuori casa vuol dire mangiare ‘solo’ etnico. Perché? Soprattutto per mangiare piatti che non cucineremmo mai a casa (46%), perché ci piace il gusto, il sapore (42%) e per variare ed evitare di mangiare sempre le stesse cose (37%).

C’è, poi, da considerare l’homemade, con il 61% degli italiani (20,7 milioni) che cucinano piatti etnici. Dicono che lo fanno per vari motivi: “mi piace il gusto” (49%), “danno un gusto diverso, nuovo” (41%), fanno bene alla salute (30%) e “sono diventati più accessibili” (25%), “voglio un’alimentazione più varia” (21%), voglio mangiare sano (14%). La metà degli intervistati ha quindi aumentato, negli ultimi cinque anni, l’utilizzo di ingredienti ( a cominciare da riso basmati, +21%, e dal cous cous, +15%) e condimenti etnici (soprattutto zenzero, +28%, e curcuma, +22%).

Sempre più frequente, anche il consumo in casa di piatti etnici già pronti, provati dal 34% degli italiani, 18,1 milioni. Quali scelte tra le mure di casa? “Ai fornelli grembiule e sombrero, ma se si compra già pronto si indossa il kimono”, riassume icasticamente Nielsen. La più preparata, infatti, risulta essere la cucina messicana (31%), mentre le più acquistate tra quelle che possono essere immediatamente portate in tavola sono la turca (78%), la giapponese (77%) e la cinese (65%).

“Quello della cucina etnica è un trend che va sempre più radicalizzandosi nel nostro rapporto con il cibo. Non possiamo tralasciare l’impatto che una nuova formula di alimentazione può avere nei confronti del grocery”, ha ricordato Giovanni Fantasia, ad di Nielsen Italia. “Non si tratta più di mettere al centro dei nostri parametri di misura i volumi, ma la capacità dei nostri prodotti di rispondere alle esigenze di un consumatore sempre più globalizzato ed espressione di un mix culturale di non sempre facile lettura. Tale mix culturale costituisce per il mondo della grande distribuzione una sfida che non ci può cogliere impreparati”.

Mixità

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