CENSIMENTO E IMMIGRATI, L’ISTAT CI RIPROVA

novembre 2018

Quanti siamo? Il Censimento fa di nuovo l’appello e spera che tutti alzino la mano, compresi gli immigrati che le volte scorse hanno giocato un po’ a nascondino.

“La partecipazione dei cittadini stranieri al censimento è fondamentale perché senza la conoscenza della struttura demografica, socio-economica e famigliare e dei comportamenti della popolazione straniera non avremmo il quadro necessario e completo delle persone che vivono, lavorano e studiano nel nostro Paese”, dice a Mixità la ricercatrice Evelina Paluzzi, della Direzione per le Statistiche Sociali e il Censimento della Popolazione dell’Istat. “Questi dati sono indispensabili per una corretta programmazione delle politiche per l’integrazione, per il lavoro, per l’istruzione, per la salute e per gli altri servizi sociali, dati indispensabili per chi governa e per chi amministra ma anche per gli stessi cittadini per conoscere ed orientarsi”.

Da quest’anno, il Censimento è diventato “permanente”, passando da decennale ad annuale. Non è l’unica novità. Anziché interrogare nello stesso momento tutte le famiglie che vivono in Italia, infatti, ne interroga due campioni attraverso altrettante, distinte, rilevazioni, una “da lista” e una “areale”, che utilizzano, rispettivamente, questionari online e interviste porta a porta. Nel primo caso, 950 mila famiglie sono state estratte casualmente da una lista, nell’altro si lavora in realtà su un campione di luoghi (indirizzi e sezioni di censimento) dove si stima la presenza di 450 mila famiglie. Difficile dire con precisione quanti cittadini stranieri saranno effettivamente coinvolti. Se si sa già che nel campione “da lista” i non italiani sono circa 225 mila, quello areale è “alla cieca” e quindi bisognerà aspettare il rientro dei questionari. L’esperienza del passato dimostra, però, che gli immigrati sono meno propensi a rispondere.

“La popolazione straniera – conferma Paluzzi – è particolarmente esposta al rischio di sottocopertura censuaria ed è tra le popolazioni più elusive dal punto di vista statistico. Ciò è dovuto a una concomitanza di fattori che la rende particolarmente ‘sfuggente’: la maggiore mobilità territoriale; la difficoltà con la lingua italiana; la scarsa conoscenza delle finalità censuarie, che genera diffidenza; l’eventuale condizione di ‘irregolarità’ del soggiorno in Italia, o il rischio di entrarvi, che si traduce in ’invisibilità’ anche dal punto di vista statistico”. A questo proposito, conviene ricordare che il Censimento non conta gli immigrati irregolari e che comunque l’Istat non può usarlo per fare segnalazioni alla Polizia. “Anche la propensione alla coabitazione tra più famiglie straniere e la mancata indicazione della stessa in anagrafe possono aumentare il rischio di non essere compresi nella rilevazione”, aggiunge l’esperta.

Per contenere il problema, il Censimento permanente prevede alcune azioni specifiche rivolte a questo pubblico. Innanzitutto, ci dicono dal quartier generale dell’Istat, ci sono le traduzioni: il materiale censuario (questionario, guida alla compilazione e anche lettera informativa) parla anche arabo, romeno, cinese, inglese, spagnolo, russo, polacco, serbo, macedone, tedesco e sloveno. Poi c’è la sensibilizzazione all’interno delle comunità, che si affida anche alla buona volontà (non risultano campagne a pagamento) delle testate etniche: “Sono state inseriti nelle mailing list e sono oggetto di pubbliche relazioni media. L’altro fronte di strategia e azione è stato quello dei social, prezioso per raggiungere gli stranieri in Italia sui loro smartphone, tablet e computer”.

Le rilevazioni del Censimento permanente sono iniziate a ottobre e andranno avanti fino a dicembre. Ci vorrà un po’ di pazienza, ma alla fine sapremo quanti hanno risposto all’appello.

Mixità

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