BIRRA CERES E I MONDIALI DEI NUOVI ITALIANI

luglio 2018

C’è un’Italia che è andata ai Mondiali. Senza prendere l’aereo. È scesa al bar sotto casa o ha diviso il divano con amici e parenti per seguire la sua Nazionale, magari sorseggiando birra o addentando un pezzo di pizza. Non ci credete? Chiedete ai nuovi Italiani, quelli che stavolta, non potendo tifare (anche) per gli Azzurri, hanno gioito, patito e sognato insieme a Marocco, Senegal, Egitto, Perù, Nigeria e tutte le altre squadre che sono riuscite ad arrivare a Russia 2018.

È emozionante e, visti i tempi, coraggiosa, l’ultima campagna della birra Ceres, che ha seguito alcune partite del Mondiale nei bar gestiti da immigrati. Il video restituisce clima e sensazioni che i non qualificati hanno dovuto lasciare in soffitta. Qualcuno potrebbe anche rosicare un pò, se non arrivasse in sottofondo l’inno di Mameli a ricordarci che siamo un’unica comunità, che quei tifosi sono ormai tutti italo-qualcosa e che ai messaggi di chiusura si può rispondere anche con uno scanzonato e liberatorio #apriamoibar

“Siamo andati oltre l’attuale dibattito politico, anzi lo abbiamo proprio evitato”, puntualizza Federica Testaferrata, Brand Marketer Horeca di Ceres Spa, che parla di un obiettivo centrato: “Colpire le persone con un messaggio di valore, profondo e carico di emozioni. Emozioni belle, in un momento in cui le polemiche sono molte. Questo successo si è riflettuto anche in termini di performance con risultati stellari”. Un riferimento, quest’ultimo, al boom di visualizzazioni, condivisioni e commenti collezionati dal video sui social.

Una birra tra amici può diventare anche un’occasione di integrazione. “Il momento di consumo birra – concorda Testaferrata – è per definizione un momento di estrema socialità e all’interno di quelli che sono i nostri baretti, ovvero la nostra casa, c’è molta coesione tra etnie differenti, sia dal punto di vista dei gestori che dal punto di vista dei consumatori. Il baretto è come una famiglia, oggi più che mai sempre più internazionale”.

Sempre più internazionale è anche la platea degli amanti della birra in Italia. Secondo l’Osservatorio Nuovi Italiani Etnocom-Doxa, è proprio la birra la bevanda alcolica più amata dai 7 milioni di consumatori di origine straniera, con il 46% che la beve abitualmente, ma anche grandi differenze tra comunità: se tra asiatici e africani il consumo è intorno al 30%, est europei e latinoamericani arrivano quasi al 55%. Senza contare che in molti dei Paesi d’origine degli immigrati il consumo procapite di birra fa impallidire quello registrato in Italia.

Per Ceres e gli altri produttori c’è insomma una fetta di mercato molto interessante da corteggiare. “Assolutamente si! Sicuramente non sono facili da conquistare in quanto hanno abitudini di consumo differenti, ma durante queste giornate che abbiamo trascorso con loro siamo sicuri di averli emozionati e anche un po’ conquistati! Non hanno dimostrato particolari barriere al prodotto ed hanno apprezzato il gesto di Ceres di sedersi affianco a loro e sostenerli”, racconta Testaferrata.

Chissà che un giorno questi nuovi consumatori non possano influire anche sulla varietà dell’offerta, da nuove tipologie di birra a nuovi formati, magari già diffusi nei Paesi d’origine. Ceres non lo esclude: “Abbiamo sempre gli occhi aperti su quelli che sono i trend, sia in Italia che quelli potenziali a livello internazionale”. Intanto, però, #apriamoibar, alziamo i boccali e godiamoci, tutti insieme, la finale dei Mondiali.

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