APU, ABBIAMO UN PROBLEMA?

maggio 2018

“Ciucciati il calzino”. Nella vita reale, la formula con cui Burt Simpson smonta critiche e criticoni a volte non basta. Soprattutto se le accuse sono di razzismo.

Oggetto del contendere è il personaggio di Apu Nahasapeemapetilon, proprietario del piccolo supermercato di Springfield, il cui ruolo e la cui biografia si sono arricchiti notevolmente nella trentennale storia della serie. Di origine indiane, venera Ganesh quanto il cricket, ha una moglie scelta per lui da sua madre e ben otto figli. Arrivato negli Usa illegalmente, è riuscito a prendere la cittadinanza a stelle e strisce e preferisce lasciare in un cassetto il suo dottorato in informatica, per essere 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dietro il bancone del Kwik-E-Mart.

Apu è, palesamente, un concetrato di stereotipi sugli immigrati dal Subcontinente indiano ed è questo il tema del documentario The Problem with Apu, realizzato l’anno scorso dal comico e regista Hari Kondabolu. Secondo l’autore, il personaggio è stato per molto tempo l’unico indiano a guadagnarsi una simile ribalta televisiva negli Usa, ma anche per questo ha influito profondamente sull’immaginario collettivo e ha complicato la vita di tante seconde generazioni.

“Dopo un po’, guardavi i Simpson la domenica e intuivi come saresti stato preso in giro il lunedì, sulla base di cosa faceva Apu nell’ultimo episodio”, ha raccontato Kondabolu. Nel mirino è finito anche il modo di parlare di Apu, doppiato non da un vero immigrato di origine indiana, ma dall’attore ebreo Hank Azaria, la cui famiglia è arrivata negli Usa dalla Grecia. “Mi ricorda il ragazzo bianco che sfotte mia padre”, ha detto Kondabolu, parlando di un nuovo brutto caso di blackface, la pratica per cui fino alla metà del secolo scorso i personaggi afroamericani erano interpretati da bianchi col viso dipinto di nero.

La risposta dei Simpson? È andata in onda nella puntata dello scorso 8 aprile

Marge decide di leggere a Lisa una favola che amava da bambina, che però è che piena di stereotipi contro irlandesi e sudamericani. Marge li censura cambiando le parole e il risultato è che la favola perde senso e bellezza. “Certe cose del passato che un tempo venivano applaudite e considerate inoffensive, ora sono politicamente scorrette. Che possiamo fare?” chiede Lisa, sul cui comodino c’è una foto di Apu con scritto “Don’t have a cow”, slang per “non prendertela”, che però richiama anche le mucche sacre degli induisti. “Di queste cose ce ne occuperemo in seguito”, risponde Marge e Lisa aggiunge: “Se mai ce ne occuperemo”…

A Kondabolu, però, non va giù che la questione sia liquidata come un problema di politically correct e la scenetta tra Marge e Lisa è sembrata la classica pezza peggiore del buco. “Ho usato ‘A problem with Apu’ come inizio di un ragionamento più vasto sulla rappresentazione dei gruppi marginalizzati e sul perchè questa è importante. La risposta dei Simpson – ha sottolineato in tweet – non è un colpo contro di me, ma contro quello che molti di noi considerano il progresso”. Alla fine è intervenuto anche il papà dei Simpson Matt Groening: “Siamo in un momento della nostra cultura nel quale le persone amano far finta di essere offese”… Che poi è un po’ come dire: “Ciucciatevi il calzino”.

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