7 MILIONI DI NUOVI ITALIANI, 7 MILIONI DI NUOVI CONSUMATORI

novembre 2017

Quanti e chi sono i nuovi italiani, che hanno radici nel resto del mondo, ma vivono e costruiscono qui con noi il loro futuro? Un ottimo inizio per scoprirlo è accomodarsi in poltrona e sfogliare le pagine del Dossier Statistico Immigrazione 2017.

Realizzato del Centro Studi e Ricerche Idos e giunto ormai alla sua 27esima edizione, al di fuori di ogni distorsione o retorica dovute a ignoranza, cattiva fede e paure, fa parlare semplicemente i fatti, o, meglio, i numeri. Senza lasciare dubbi: l’immigrazione per l’Italia è già  una risorsa, la sfida è non farsela sfuggire. Anche intercettandone, per restare al tema principale di Mixità  e del suo editore Etnocom, esigenze e stili di consumo.

Il Dossier stima che i cittadini stranieri che vivono regolarmente in Italia sono quasi 5,4 milioni, oltre l’8% della popolazione, tra residenti già  noti alle anagrafi (oltre 5 milioni) e altri in corso di registrazione. Sono qui per restare, tanto che il 60% ha già  un permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Non è però solo questa folla, comparabile agli abitanti del Lazio o della Campania, a rendere il Paese multietnico.

Per fare bene i conti, dobbiamo infatti aggiungere gli “ex-stranieri”, cioè quei quasi 1,4 milioni di immigrati e figli che intanto, sempre più numerosi, hanno preso (anche) la cittadinanza italiana. Un vero boom: in dieci anni siamo passati da 35 mila acquisizioni di cittadinanza alle oltre 200 mila del 2016, il doppio rispetto alla media europea. Ci ritroviamo così complessivamente con quasi 7 milioni di persone che vivono tra noi, ma hanno tratti somatici, lingue, religioni, abitudini e sistemi culturali di riferimento diversi da quelli dei nostri nonni.

Quei sette milioni di nuovi italiani sono, per forza di cose, anche sette milioni di nuovi consumatori. Sempre più aziende se ne stanno rendendo conto, come raccontiamo spesso su Mixità , interpretandone i bisogni, aprendo canali di comunicazioni dedicati, adattando la loro offerta, creandone di nuove. È un pubblico da scoprire e conquistare, anche affidandosi a chi lo conosce bene e sa che l’immigrazione è in realtà  un mondo estremamente variegato i cui protagonisti non sono affatto tutti uguali.

“I cambiamenti demografici e culturali della nostra società  e la crescente diversificazione dei clienti e dei mercati rendono sempre più strategica la valorizzazione delle diversità  e delle singole individualità ’’ spiega Filippo Ielmini, ad di Etnocom, l’unica società  in Italia di consulenza, marketing e comunicazione dedicata ai nuovi target. ‘’Le aziende sono chiamate a creare una cultura dell’inclusione, che capisca le esigenze e le unicità  di ognuno, offrendo proposizioni di valore per raggiungere gli obiettivi di business, aumentare la competitività  sul mercato e costruire una forte reputation di marca”.

“Etnocom fa precision marketing, forte di know how, competenze e strumenti unici per raggiungere questo target. Partiamo sempre dai dati delle indagini qualitative e quantitative, a cominciare dall’Osservatorio sui Nuovi Italiani che realizziamo insieme a Doxa, che trasformiamo in insight. Sappiamo chi sono e cosa vogliono, quindi passiamo ad approccio ed esecuzione customizzati, a livello strategico e creativo. Infine, c’è l’ attivazione attraverso i touch point e i media etnici, che ci consentono di raggiungere ‘a casa loro’ comunità  e fasce di riferimento”.

‘’In questo modo – conclude Ielmini – l’investimento delle aziende è completamente mirato e arriva al bersaglio senza alcuna dispersione’’. Anche così, sette milioni di nuovi consumatori diventano una ricchezza per l’Italia e per tutte le aziende che non vogliono perdere questa grande occasione.

Siamo nel mezzo di una rivoluzione inimmaginabile per i nostri nonni, ma anche per i nostri genitori, e tutt’altro che conclusa. I nostri figli ne vedranno effetti ancora maggiori.

“Nel 1990, gli stranieri in Italia erano 500 mila, ora sono più di 5 milioni e questa progressione continuerà ” avverte Franco Pittau, coordinatore del comitato scientifico e “papà ” del Dossier Statistico. “Se facciamo un balzo in avanti di mezzo secolo, secondo le proiezioni Istat, avremo una popolazione italiana più o meno allo stesso livello, ma gli stranieri saranno 14 milioni e ci saranno anche 7 milioni di italiani di origine straniera, in tutto quasi un terzo della popolazione”.

È la strada inevitabile in un Paese che invecchia senza fare figli e quindi ha bisogno di nuove leve dall’estero. Come percorrerla in discesa? “Penso a un modello – auspica Pittau – dove c’è la consapevolezza che le persone che vengono dall’estero sono le gambe necessarie per sorreggere questa sedia sgangherata che è l’Italia dal punto di vista demografico. Persone che magari hanno anche difetti come noi, ma sono un aiuto. Dobbiamo gestire bene questa presenza valorizzandone le opportunità ”.

Oggi, certifica il Dossier, quelle opportunità  sono rappresentate da 2,4 milioni di occupati stranieri, oltre il 10,5% totale, e da 570 mila imprese di immigrati che continuano a crescere nonostante la crisi, mentre calano quelle degli italiani. Gli immigrati generano 130 miliardi di Prodotto Interno Lordo, quasi il 9% del totale, versano tasse a beneficio di tutti e contributi che finiscono quasi completamente nelle pensioni degli italiani. Il bilancio costi-benefici per le casse statali, cioè la differenza tra quanto questa fetta della popolazione versa e quando riceve in servizi e prestazioni, è stimato in attivo tra i 2,1 e i 2,8 miliardi di euro.

C’è poi il grande capitolo nuove generazioni, con i minori che rappresentano oltre il 20% del totale dei residenti e 70 mila nuovi nati solo lo scorso anno da genitori entrambi stranieri. Tra i banchi delle scuole italiane siedono ormai oltre 800 mila alunni con cittadinanza straniera, altri 70 mila sono nelle università . Prima o poi anche questi bambini e ragazzi saranno cittadini italiani a tutti gli effetti, con o senza la tanto auspicata, discussa e per ora insabbiata riforma.

“Con i nostri dati vogliamo anche cambiare la narrazione dell’immigrazione, raccontarla per quella che è davvero: un asset per lo sviluppo del Paese. L’unica “emergenza immigrazione” è il racconto falso che molti ne fanno, non basato sui fatti” denuncia Ugo Melchionda, presidente di Idos. “Il Dossier dimostra che non siamo di fronte a un’invasione che ci ruba lavoro e benessere, a una minaccia per la nostra civiltà  o a una massa di poveracci che vengono qui a chiedere assistenza”.

“I dati sul lavoro, sul contributo al Pil e per le casse del fisco e della previdenza, raccontano il contrario. Anche i tanto temuti immigrati musulmani sono in realtà , un terzo del totale, meno dei cristiani, e stanno costruendo qui un islam europeo e moderato lontanissimo da quello radicale. Interi settori sopravvivono grazie ai lavoratori e agli imprenditori stranieri, e questi ultimi sono ponti con i Paesi d’Origine, possono accompagnare l’internazionalizzazione delle PMI degli italiani” suggerisce il presidente di Idos.

Anche di fronte ai più disperati, che arrivano con i barconi, è utile uno sforzo di immaginazione, proiettandosi al futuro in base a quello che abbiamo visto in passato.

“Gli albanesi, che generarono tanto allarme – fa notare Melchionda – sono oggi una delle comunità  più integrate e lo stesso sta succedendo con i romeni. Il problema del Paese è, piuttosto, saper valorizzare le competenze, da quelle degli immigrati sottoimpiegati rispetto alla loro formazione a quelle dei giovani italiani costretti a emigrare. Lo stesso vale per i richiedenti asilo che oggi, mentre aspettano una risposta, possono solo lavorare in nero nei campi o spazzare le strade”.

Tornando al boom di cittadinanze, cosa rappresentano gli italo-qualcosa di oggi e di domani? Il presidente di Idos non ha dubbi: “Un valore aggiunto per la società  sia in termini di relazioni internazionali, sia in termini di maturazione di un’identità  meno provinciale. Non saranno semplici italiani assimilati, ma manterranno una dimensione di apertura che potrà  essere ripresa da altri. È quello che è successo per l’identità  italiana dopo l’unificazione o quello che sta succedendo con l’Unione Europea. Un meticciato fruttuoso, un processo di cointegrazione che chiama in causa tutti, non solo gli immigrati”.

Mixità 

< Tutti i post