5,3 MIL DI STRANIERI E 1,5 MIL DI “EX”

novembre 2018

L’invasione… che non c’è. Il Dossier Statistico Immigrazione 2018 dell’Idos sfata gli allarmi a colpi di numeri. L’immigrazione in Italia è stabile da anni, senza impennate, e ha numeri che, anziché farci paura, dovrebbero convincere anche i più restii a fare i conti con un “fenomeno planetario, epocale e irreversibile” che ha cambiato per sempre anche il nostro Paese.

L’Istat, a fine 2017, contava 5,1 milioni di residenti stranieri, cioè cittadini non italiani regolarmente iscritti alle nostre anagrafi che rappresenterebbero quindi l’8,5% della popolazione. Idos, considerando chi, pur potendo, non si era ancora iscritto all’anagrafe, ritocca il dato degli immigrati regolari a 5,3 milioni, ma grosso modo siamo lì. A questi si aggiungono 1,5 milioni di ex stranieri che intanto hanno preso la cittadinanza italiana, 147 mila solo nel 2017.

Arrivano da quasi 200 diversi Paesi del mondo, ma sono molte di meno le comunità che si spartiscono la parte alta della classifica. Al primo posto, più che saldamente, troviamo i romeni (1 milione 190 mila residenti, il 23,1% degli stranieri), seguiti a grande distanza da albanesi (440 mila e 8,6%), marocchini (417 mila e 8,1%), cinesi (291 mila e 5,7%) e ucraini (237 mila e 4,6%). L’83% vive al Centro Nord (al Nord Ovest il 33,6%), la Lombardia è la Regione con più presenze (1 milione 154 mila, il 22,9% del totale nazionale), Roma è città capitale anche per numero di immigrati (557 mila, il 10,8% del totale).

A dirci che queste persone non torneranno indietro, ci sono le prove dei loro progetti stabili di vita, a cominciare da 1 milione e 300 mila seconde generazioni nate in Italia, due terzi degli 826 mila alunni stranieri, che a loro volta rappresentano quasi un decimo di tutti gli scolari d’Italia. Ce lo dicono anche i loro permessi di soggiorno, visto che 2 permessi su 3 (2 milioni 390 mila) sono a tempo indeterminato e i restanti 1 milione e 300 mila sono nella maggior parte dei casi (3 su 4) o per famiglia o per lavoro, altri indizi, suggerisce il Dossier, di “un’intenzione di permanenza stabile”.

Sul fronte del lavoro, troviamo 2 milioni 243 mila occupati stranieri, il 10,5% del totale, per il 67,4% nei servizi, il 25,6% nell’industria e il 6,1% in agricoltura. Due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie, ma è perché lì vengono relegati: più di un terzo è sovraistruiti per quello che fa. “La voglia di riscatto, alimentata da un mercato del lavoro dipendente oltremodo avaro – sottolinea Idos – trova nel lavoro autonomo la sua migliore esplicazione: sono quasi 590 mila le imprese guidate da immigrati (il 9,6% di tutte quelle attive), aumentate anche negli anni della crisi economica. Talora si tratta di ditte e aziende in grado di dare impiego anche a lavoratori italiani”.

Mixità

< Tutti i post